nott’ire

di boxundici

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E questi bimbi da salvare di notte,
come cuccioli di cane che prendo
per il collo e ‘sin nelle tasche metto,
quando il sogno diventa ruvido
come lava nel pozzo. Tutti quegli
scomodi odori di vita, luce precipitante,
luce che poi si ferma sulle mani come
mai meritassi, io, mai, il metrico dono
d’una grazia. Mi resta, arresta, in fin
nottata, un pianto che romba silenzioso.
Caducità estrema. E il sole, in tanto,
si fa corpo di mare, le palme s’amano di splenditudine,
i capelli ciondolano sui seni delle ragazzine,
la luce chiama, richiama luce. E. Tutti
gli spigoli d’ombra mi stanno nelle scarpe.
Ora mi stanno nelle scarpe. Lucide,
domenicali. A far spina di passi.
Fino a notte. Allorché, di nuovo,
nel sogno. Me rinnovo. Muovo.

2014

ph_Edward Steichen

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