sconfin’ire

di boxundici

Preferisco una pelle che respiri a neutri pori, senza che scelga un sole d’est più che una luna d’ovest. Che respiri traspiri per l’ immisurata bellezza. Che senta la metrica delle madri, di tutte le madri. Il ritmo d’un piede di tutti i padri. Senza il rompicapo d’un indelicato rosario: Quale muro hai scavalcato per giungermi accanto, quale terrore ti ritorna da lontano? Preferirei una culla d’erba, culla d’unica placenta, col vento che ricami ogni nome, col petalo d’iride senza alcun cognome. Preferirei un bacio su ogni mento, a sera e a mattino. D’uno schiocco solo, a firmamento. Senza malinconia, senza etnia. A dir: Su, svegliati, datti coraggio agli occhi. Questo è unico cielo, le nuvole, il corredo dei galoppi. Il mondo co’ suoi balocchi.

 

 

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