tempitudini

di boxundici

 

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Non sarà che a fine tempesta,

schiacciata da una tenerezza

scritta ‘sin nelle narici d’ogni radice,

ch’io m’aprirò come la piega d’un sorriso

apre una grazia. Colma e calma

brocca . Sfacciata di vento

come il raso dei fiocchi da bambina.

Tra’ capelli, il raso e il rosa delle consolazioni.

Non sarà che a fine usura de’ ginocchi

ch’io conoscerò il mio splendor d’ossi,

l’ossimoro terso d’un labbro e d’un bacio.

E ci saremo lontani. Infine innocui e lontani.

Traslocati. Disabitati. Imbiancati.

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