di boxundici

 

 

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Albando

Prende forma la nebbia ed è ancora mattino d’un blu innocente. Nessun rumore distante o vicino. La precisione delle cose dorme, ancora dorme. La trama, dunque, s’ha da fare: l’importanza delle misurazioni, parole, punti di vista, sviste; la superficie minuziosa del conforto, l’innocente scommessa d’un sorriso. Poco mi inquieta la polvere che a notte s’è fatta. Da sé, per laboriosa continuazione. Sui vetri, sui ciondoli del camino, sulla mia voce che invecchia; dai denti alla gola. M’importa di più si sciolga questo freddo d’ossa, che sia piena la scatola del caffè, che possa raschiare marmellata d’arancia dal barattolo chiuso a metà. Che non debba scender salire le scale per la legna del camino. Stanotte ho scritto fogli di diario. Dico , sarà un monologo da tentare a teatro. Lo taglierò a misura per Fiammetta che ha una voce costantemente sincera e che si muove con vergogna da ragazzina. Sa affidarsi, Fiammetta, alle mie curve parole, al mio gesto di mano, allo scatto veloce d’un taglio d’occhio. Ciglia immobili. La bocca come scrupoloso atto impuro. Devo riflettere ancora e invece, come aggiustarmi il sonno che m’abbandona, l’abile pensiero a masticar da sola. Le possibili melodie, l’affitto da pagare, il difficile imPegno a pazientare.

( 12 gennaio 2008 )

( opera pittorica di Felice Casorati )

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