non è a colori

di boxundici

 

 

 

 

 

414

Parlo lingua d’alba dopo la cerimonia dei sogni.

Parlo col fiato della brina marina, le sue

goccette che la conchiglia inghiotte.

Poi. Sussurro. Qualcosa di malinconico.

Una sporgenza opaca, malgrado il rosso

confetto del cielo. Sento il rimando della casa.

La trincea de’ vetri. I titoli degli addii. Uno per uno.

E m’imparo un labiale di rabbia. Tra’ denti.

E me la canto. Me la suono. Ché sono un tuono.

Annunci