in sé ire

di boxundici

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Accetto il tempo che m’avvicina al gatto pigro nell’ ombra dei portoni, la pelle che s’appanna ad ogni posa d’anno. L’udienza della ruga, accetto, la lacrima e il deserto, mare malgrado, palme seminando. Scanso le cerimonie, il lutto gotico dei bei pensieri, la foto degli scompigli, del cecchino gentile che mi regalò gli appigli. La pace inseguo, la tregua, la tazzulella di zia Cettina, che verniciava sorrisi, mentre fioriva il melo, la grandine sui vetri, l’insonne fede. D ’una felicità. Il piede.

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